Giuseppe Tornatore: il regista che ci rende fieri di essere italiani

Di Francesca Cezza


«Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l'isola, l'essere nati in un'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L'essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo». 
Giuseppe Tornatore, da Un sogno fatto in Sicilia (2000) di Marc Evans  



Giuseppe Tornatore


Il 27 maggio 1956 nasce Giuseppe Tornatore: uno dei più grandi registi, sceneggiatori, produttori cinematografici e montatori italiani. Vincitore di un Premio Oscar e quattro David di Donatello come miglior regista italiano, Tornatore è noto per la rivisitazione – in chiave autobiografica ed originale – delle vicende della terra di Sicilia. Regista particolarmente legato a sentimenti come nostalgia e malinconia (evidente soprattutto in Nuovo Cinema Paradiso e Stanno Tutti Bene), non nascondendo una certa predilezione per i luoghi abbandonati (come il Cinema Paradiso di Giancaldo, o la nave Virginian o, ancora, il paesino bombardato del conte) fa dell’uso della memoria il suo miglior alleato. 

Nato a Bagheria, in provincia di Palermo, manifesta da subito grande interesse per la regia e per la recitazione. Infatti, a soli sedici anni, mette già in scena a teatro opere del calibro di Luigi Pirandello ed Eduardo De Filippo. Il passo dalla platea alla macchina da presa, però, è stato breve: il futuro Premio Oscar, ancora adolescente, fa pratica girando filmini amatoriali ai matrimoni e documentari sulla realtà siciliana. Infatti, dopo gli esordi a teatro, e aver frequentato per un breve periodo la facoltà di lettere di Palermo, Tornatore decide di accostarsi - da autodidatta - al mondo cinematografico, convinto che la migliore scuola di cinema sia andare al cinema. Le prime esperienze in questo ambito sono quindi di tipo documentaristiche e televisive: in particolare, ricordiamo Il carretto. Immagini di un’antica cultura, documentario girato in Super 8 (n.d.R: formato cinematografico) nel 1979, e l’esordio in Rai del 1981 con il documentario Ritratto di un rapinatore. La produzione documentaristica continuerà a fruttare negli anni seguenti; ricordiamo, ad esempio, Incontro con Francesco Rosi, sempre del 1981; Le minoranze etniche in Sicilia e Diario di Guttuso dell’anno successivo; senza dimenticare la recente produzione di Ennio: The Maestro, del 2020, omaggio al grande maestro e amico Ennio Morricone. 

Nel 1986 esordisce, invece, come regista sul grande schermo con il lungometraggio Il camorrista. Il film è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Marazzo, sulla figura di Raffaele Cutolo (mafioso italiano, nonché fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata), conosciuto nel film come ‘O Professore 'e Vesuviano'. Girato in venti settimane soprattutto a Napoli, per evitare inconvenienti durante la lavorazione, sul ciak dei giornalieri, era stato scritto un titolo provvisorio: La febbre. Pellicola confezionata in due versioni di diverso metraggio: la prima - versione per il grande schermo - querelata e ritirata dopo appena due mesi dalla sua uscita, e la seconda - per la televisione- dalla durata di cinque ore, ma mai andata in onda. Questo esordio cinematografico, però, non passa inosservato: Tornatore ottiene il primo Nastro d’Argento come miglior regista esordiente e il Premio Flaiano per la sceneggiatura.

Il successivo incontro con il produttore Franco Cristaldi porta alla genesi di Nuovo Cinema Paradiso, nel 1988. Pellicola molto importante per il regista, perché non solo gli dona notorietà internazionale, ma segna anche l’inizio della collaborazione con il grande Ennio Morricone. Tramite questo film, Tornatore omaggia la storia del cinema, e ne esalta l’essenza stessa: è come se volesse dirci che, di fronte alla proiezione di un film, siamo tutti uguali e non possiamo far altro che goderci lo spettacolo che ci viene offerto. Ruolo molto importante è affidato alla musica: esalta i momenti cruciali del racconto, sottolineandone una certa vena malinconica e rafforzando esponenzialmente il concetto dell’importanza della memoria. Dopo vari imprevisti, scene censurate e tagliate, proiezioni bloccate in tutte le sale italiane, il film si aggiudica il Gran Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero. Tuttavia, a dispetto del successo internazionale ottenuto, l’Italia non accoglierà questa pellicola con particolare entusiasmo, se non addirittura con sufficienza. Questo a causa – secondo i critici – soprattutto dell’eccessiva durata della prima versione. 


Una scena di Nuovo Cinema Paradiso (1988)


Al suo ritorno da Los Angeles, Tornatore stenterà a godersi il meritato e improvviso successo, amareggiato dal poco supporto dai compatrioti, e lontano dal clamore si metterà subito al lavoro al film
Stanno tutti bene. Fellini lo rimprovera e gli chiede: «Ma come? In un momento bello come questo te ne stai lì chiuso?». 

Stanno tutti bene parla di un pensionato che parte dalla Sicilia per andare a trovare i suoi cinque figli, che abitano in diverse città del nord Italia. Viaggio in Italia, in un paese sconosciuto, viaggio aggressivo e doloroso, dove nessuno può ricomporre i frammenti di un passato ormai spezzato. Un vero e proprio ritratto interiore di un uomo costretto a guardarsi, per la prima volta, attorno. Non con disincanto, ma con la passione, e l’amore, di un uomo ferito. 

Nel 1991, il regista collabora al film collettivo La domenica specialmente con l’episodio Il cane blu. Dei quattro episodi, diretti da Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana, Francesco Barilli e Giuseppe Bertolucci, l’episodio più gradito al pubblico fu proprio quello di Tornatore. 

Nel 1994 gira Una pura formalità, un vero e proprio punto di svolta nello stile del regista. Così ce ne parla Enzo Natta, critico cinematografico: «Caricato come una molla, di forte tensione drammaturgica, abilmente sospeso tra realtà e visione onirica, il film di Tornatore denota chiaramente una lunga e sofferta maturazione fatta di lavoro a tavolino in fase di sceneggiatura e poi di un’attenta regia con la macchina da presa mobile e nervosa, si dà supplire all’angustia della scena, e poi ancora di un lavoro di fino sugli attori, richiamati al massimo della concentrazione e dell’impegno. Insomma, un film che rivela l’abilità, il mestiere, la passione di una vecchia razza di metteurs en scène che sembrava scomparsa». 

L’anno successivo vediamo il ritorno di Tornatore in una produzione documentaristica: Lo schermo a tre punte. Si tratta di una visione della Sicilia, attraverso più di cinquecento brani tratti da oltre cento film girati o ambientati nell’isola: una vera e propria antologia filmica sulla storia della Sicilia. 

Nel 1995 ritorna invece alla produzione di fiction con L’uomo delle stelle. In realtà, Tornatore aveva previsto un altro finale, che però non poté girare per problemi di budget. Presentato alla 52a Mostra Internazionale di Venezia, si aggiudicò il premio speciale della giuria. Nonostante le numerose critiche rivolte a questo film, definito “statico nella prima parte, gratuito nella seconda”, nel 1996 Tornatore riceve il David di Donatello come miglior regista. Questa pellicola narra l’amore di Tornatore per il cinema, racconta l’illusione magica della settima arte: Joe Morelli, agente del cinema in cerca di nuovi talenti, vaga a bordo del suo furgone per i paesini della Sicilia, girando provini a chiunque sogni di diventare una stella del cinema. 

Rimasto ammaliato da un monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, ne fa una trasposizione cinematografica. Nasce così La leggenda del pianista sull’oceano. Il 1 gennaio 1900 il macchinista Danny Boodman scova un neonato abbandonato sul transatlantico Virginian, cui darà il nome di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento: il bambino crescerà sulla nave, senza mai toccare terra, allietando equipaggio e passeggeri suonando magistralmente il piano. 

Tornatore saluta il nuovo millennio con la produzione italo-americana di Malèna. Con questa pellicola, il regista si aggiudica il Grand Prix al Festival di Cabourg. La pellicola ha come tema principale la passione di un ragazzino per la donna più bella del paese, Malèna, negli anni della seconda guerra mondiale. Irene Bignardi, per laRepubblica.it, lo definisce un film «sontuoso: sontuoso per la trionfale bellezza mediterranea di Monica Bellucci, sontuoso per l’ambientazione in una ideale città siciliana, sontuosa per i mezzi che Medusa e Miramax congiunte hanno dato al regista che gli consentono di avvolgere i suoi personaggi con la cinepresa superbamente condotta da Lajos Koltai, di inseguirli con dolly e carrellate tra i panni stesi ad asciugare e le spiagge dorate, di giocare con le immagini e i colori di un’apparentemente eterna estate siciliana». 

Dopo una pausa, durata un lustro, nel 2006 gira La sconosciuta: Irena è una donna arrivata da qualche anno dall’Ucraina. Alle sue spalle ha un viaggio lungo e terribile e poi, in Italia, l’incontro con uomini senza scrupoli che si sono approfittati di lei, della sua ingenuità, della sua giovinezza. Ha un solo ricordo dolce, quello di un amore intenso che però ha perduto. Un noir al femminile, ispirato al racket della prostituzione di ragazze provenienti dall’Europa dell’Est e sullo sfruttamento dei loro uteri per dare figli a coppie che non possono averne, una prolungata e tormentosa partita a scacchi con il passato che alza sempre più la posta in gioco. Anche questo film si aggiudica due David di Donatello: miglior film e miglior regista.

Nel 2009 Tornatore ritorna con la produzione di Baarìa, nome siciliano di Bagheria, suo paese natale. Così parla del film Tornatore, durante un'intervista con Ada Guglielmino: «Baarìa è un film fatto con tanta passione, con grande sacrificio perché è costato non solo molti soldi, ma anche tanto dolore, fatica, sacrificio personale. Questo sì. È il mio film più personale e sincero, in cui ho investito più che in qualsiasi altro film, mettendo in gioco tutto me stesso.» 

In tale occasione, Morricone e Tornatore hanno ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Picciano. La pellicola si avvolge, senza linearità temporale, attorno alla storia di emancipazione di Peppino Torrenuova: partendo da un’infanzia di stenti vissuta in epoca fascista, si arriva alla sua affermazione come segretario del Partito Comunista. La vita di Peppino, però, è solo lo spioncino attraverso cui Tornatore guarda – e ci fa guardare – la civiltà contadina che non esiste più, ma che lui ama raccontare tra magia e realismo. Con la proiezione di questa pellicola, si inaugura la 66a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia; il giorno dopo, invece, viene proiettata presso il Museo delle tradizioni e arti contadine di Picciano, con la presenza di Tornatore e di Ennio Morricone. 


Una scena dal film Baarìa (2009)


Il 1 dicembre 2009, Tornatore riceve la Laurea honoris causa in Televisione, cinema e nuovi media dall’Università IULM di Milano: «Capace come pochi altri cineasti di usare la macchina da presa per comunicare emozioni, attivo – oltre che nel cinema – anche nella pubblicità, strenuo difensore dei meriti e dei diritti del cinema contro tutti i suoi detrattori, Giuseppe Tornatore si staglia nel panorama complessivo del cinema contemporaneo con la statura di un gigante». Il 10 luglio 2013 il regista riceve una Laurea honoris causa in Filosofia all’università di Palermo. Più recentemente, il 9 dicembre 2019, Giuseppe Tornatore ha ricevuto un Dottorato honoris causa in Scienze storiche, archeologiche e filologiche dall’Università degli Studi di Messina: «Per aver riconosciuto in tutta la sua produzione i principi alla base delle nostre dinamiche scientifiche: le sue creazioni non rinunciano mai ai parametri di filologia e storia».

Nel 2013, esce La migliore offerta: Virgil Oldman è un sessantenne antiquario e battitore d'aste di elevata professionalità. Conduce una vita tanto lussuosa quanto solitaria. Non ha mai avuto una donna al suo fianco e tutta la sua passione è rivolta all'arte. È nel gioco tra la verità e la finzione, tra ciò che appare e ciò che non appare che si snoda la vicenda. L'essenziale, sembra volerci dire il regista, è saperne valutare la giusta collocazione, rinviandone - come fa Claire con il proprio aspetto - la rivelazione complessiva. 

Poco dopo, inizia la produzione del nuovo e ultimo (almeno per ora) film: La corrispondenza, del 2016. Ed Phoerum, professore sessantenne di astrofisica, intrattiene una relazione extraconiugale con una sua ex studentessa fuori corso, Amy Ryan. Li lega una "corrispondenza" amorosa caratterizzata da sms, chat, registrazioni video e chiacchierate via Skype, come si conviene ad un rapporto 2.0. Amy vede però proseguire questa corrispondenza virtuale, attraverso le tante lettere che lui le fa pervenire, anche dopo un evento decisivo, con l'aiuto di una serie di "complici" e del piano di consegne scadenzato del servizio postale che il professore stesso aveva predisposto. Questo rapporto diventerà con il tempo sempre più surreale: il comportamento di Ed, infatti, potrebbe essere visto come una bellissima prova d'amore nei confronti di Amy, ma potrebbe anche rivelarsi come il morboso attaccamento di un uomo che rifiuta di accettare la realtà.


Tornatore e Morricone sul red carpet


La capacità di saper narrare una semplice storia come se fosse una poesia è una caratteristica distintiva del genio di Giuseppe Tornatore
: i suoi film vanno dritti al cuore dello spettatore. Sequenze indimenticabili, in virtù di una passione cinefila mai abbandonata e che si trasforma, nelle mani del regista, nel motore di vicende universali. Emerge la capacità di Tornatore di partire dalle sue radici storiche e culturali, da un tessuto personale e nel contempo condiviso, senza mai ancorarsi ad esse, riuscendo invece a trascenderle in una creazione artistica, in cui generi e miti cinematografici sono sempre funzionali alla narrazione. 

«Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu»: la frase forse più famosa di Nuovo Cinema Paradiso, e della filmografia tutta di Peppuccio – come lo chiamava affettuosamente Ennio Morricone. Questo l’augurio per il sessantacinquesimo compleanno di Giuseppe Tornatore, insieme ad un grande grazie per trasmettere in ogni film quella nostalgia da cui non bisogna farsi vincere, ma che serve a mantenere viva la memoria di ciò che siamo stati. 

Buon compleanno, Maestro!


Giuseppe Tornatore 


Commenti

  1. Articolo scritto con competenza da chi molto probabilmente sa apprezzare ciò che è stato.

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