Di Silvia Strambi
Cade oggi, 17 maggio, la giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. In questa occasione, ho deciso di parlare di un libro (e di un film) che mi sta molto a cuore e che credo abbia molta importanza nella storia della letteratura LGBTQ+. Un'opera che però, purtroppo, passa spesso inosservata. Trattasi di Maurice, un libro dello scrittore inglese E.M. Forster che ritengo meritevole per diversi motivi del titolo di "rivoluzionario".
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I tre protagonisti del film Maurice: da sinistra James Wilby (Maurice), Rupert Graves (Alec) e Hugh Grant (Clive) |
LE ORIGINI
1912, Inghilterra. Edward Morgan Forster, scrittore già apprezzato a seguito dell'uscita di quattro romanzi, fa visita al suo amico, anch'egli letterato, Edward Carpenter. Nella casa dell'uomo, a Millthorpe, vive un'altra persona, oltre al poeta. Si tratta di George Merrill, membro della working class, che con Carpenter convive da quattordici anni come compagno.
Durante la visita, Merrill, probabilmente in segno di cordialità, tocca Forster sulla schiena, «con delicatezza, immediatamente al di sopra delle natiche» (1). L'attimo è fatidico, l'impressione che lo scrittore ne trae indelebile.
Con il ricordo dei processi ad Oscar Wilde ancora molto forte (il primo si era tenuto nel 1895) e in un periodo nel quale in Inghilterra i rapporti sessuali tra uomini potevano essere puniti legalmente, la scelta di Merrill e Carpenter, che vivevano apertamente come una coppia, era decisamente controcorrente.
I due rimasero insieme fino alla morte di Merrill, avvenuta nel 1928. A questo fatto seguì, a distanza di un anno e mezzo, il decesso di Carpenter. I due sono oggi seppelliti assieme.
Anche Forster, nel suo privato, tenne per tutta la vita il segreto della propria omosessualità, confidandolo solo agli amici più stretti. Dalla sua esperienza (e ispirato dall'episodio di cui sopra) trasse quello che è forse il suo romanzo più personale, Maurice.
Dal libro è stato tratto nel 1987 un film omonimo, diretto e sceneggiato da James Ivory (vincitore nel 2018 dell'Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per Chiamami col tuo nome). Il film è molto fedele al romanzo ed è al momento disponibile su Amazon Prime Video.
TRAMA
Nell'Inghilterra di inizio ventesimo secolo, Maurice Hall e Clive Durham, compagni di scuola a Cambridge, si innamorano e iniziano una storia d'amore platonica. La relazione continuerà per circa tre anni.
Tuttavia, entrati nell'età adulta, Clive si separa brutalmente dall'amico e si sposa con una donna di nome Anne.
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| Scena dal film Maurice, con Hugh Grant e James Wilby |
Questo fatto lascia Maurice nella confusione più totale. Ora si trova da solo ad analizzare e odiare le proprie pulsioni. Tenta allora di farsi "curare" attraverso diversi metodi, affidandosi alla fine all'ipnosi.
Durante una visita alla casa di Clive e Anne, Maurice incontra il guardiacaccia dell'amico, Alec Scudder, con cui trascorre una notte di passione. Alec dovrebbe emigrare per l'Argentina per iniziare una nuova vita, ma decide di restare in Inghilterra e fuggire assieme a Maurice. Nel finale dell'opera il protagonista si confronta con Clive, raccontandogli ciò che è accaduto e invitandolo a vivere la propria vita senza preoccuparsi per lui. A questo punto scompare nel nulla lasciando l'amico da solo.
UNA GESTAZIONE DIFFICILE
Una prima bozza di Maurice è già pronta nel 1914. Forster la fa leggere al suo circolo di amici, ma non è del tutto convinto del risultato finale. Oltre a ciò, come già detto, le leggi allora vigenti che condannavano l'omosessualità lo rendono ben consapevole del fatto che questo manoscritto probabilmente non avrebbe visto la luce del sole nell'immediato futuro.
Passano gli anni e Forster continua a rifinire la sua opera. Il romanzo si trascina fino agli anni sessanta, quando le leggi che tanto lo avevano spaventato vengono finalmente abolite. Tuttavia Forster ancora non pubblica.
Forse teme l'opinione pubblica ancora troppo negativa nei confronti dell'amore omosessuale; forse non desidera il coming out a cui sarebbe probabilmente costretto dopo aver pubblicato un'opera del genere; forse ha soltanto paura che il libro risulti ormai troppo datato, non solo per lo stile usato ma anche per i riferimenti storici ormai compromessi. Il finale dell'opera vede Alec e Maurice andarsene e scomparire nel bosco. Un finale che, Forster stesso lo riconosce, era molto più realistico in un mondo pre-Prima Guerra Mondiale. Ma nonostante ciò, sempre secondo Forster, «il lieto fine s'imponeva perentoriamente» (2), e quindi la fuga dei due resta.
Un'incertezza che lo spingerà, alla fine, a farlo pubblicare solo dopo la sua morte, nel 1971, con una "Nota dell'autore".
Sul manoscritto troviamo la scritta "Pubblicabile, ma ne vale la pena?". La risposta pare essere... "decisamente sì".
UNA STORIA DI CRESCITA
Alla sua base, Maurice è prima di tutto un Bildungsroman, ovvero un romanzo di formazione. Partendo dall'infanzia del protagonista, Forster ne ripercorre la crescita e la consapevolezza della propria sessualità. Il giovane Maurice passa dall'idea nebulosa di volere un generico "amico" alla lenta presa di coscienza dei sentimenti nei confronti del suo compagno, Clive.
Clive stesso, all'interno del romanzo, compie un proprio processo di crescita, o meglio, di involuzione. All'inizio Clive è un ateo convinto, seguace della concezione dell'amore platonico tra uomini. Sono i suoi ideali a erodere lentamente lo scafandro di preconcetti cristiani di Maurice e a convincerlo ad iniziare la loro storia d'amore.
Ma tre anni dopo la situazione si ribalta: Clive, che tra i due è sempre stato il più spregiudicato, diventa il più codardo, e abbandona il proprio compagno. Si trasforma, in tutto e per tutto, nella persona che fino a quel momento ha rigettato: un marito, un rispettabile membro della società, un cristiano.
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| Scena dal film Maurice, con Hugh Grant e James Wilby |
Dietro la sua facciata si nasconde però un profondo malessere di cui lo stesso Clive sembra non rendersi conto. Con la moglie Anne i rapporti sessuali sono rarissimi, da entrambe le parti c'è un profondo imbarazzo per tutto ciò che riguarda la corporalità. Una difficoltà all'approccio con l'altro sesso che non solo ci fa intuire che la "normalità" di Clive è probabilmente tutta una farsa, ma anche una critica da parte di Forster del rapporto che la società vittoriana ha con la sessualità.
Anne e Clive sono la conseguenza estrema di un mondo in cui ogni pulsione sessuale, rivolta a un uomo o una donna, viene demonizzata.
Alla trasformazione di Clive corrisponde un'altra fase della crescita di Maurice: la negazione. Ed è in questo contesto che si inserisce il terzo protagonista della vicenda: Alec Scudder.
LA LOTTA TRA CLASSI
Alec è un guardiacaccia, quindi membro di quella working class a cui apparteneva anche George Merrill. Il rapporto tra Alec e Maurice ovviamente riecheggia quello tra lui e Carpenter. Nel suo studio "The Intermediate Sex" quest'ultimo scrive «Eros is a great leveller» (3), ovvero "L'eros è una grandiosa livella". Una frase che indica come il sentimento che si crea tra due persone vada oltre ogni limite imposto dalla società. Sessuale, certo, ma anche di classe.
Le differenze tra la sensibilità di Alec e quella degli altri personaggi è evidente sin dal primo momento in cui entra in scena. Nel libro di Forster si esprime in un linguaggio molto più rozzo rispetto a quello a cui ci siamo abituati durante la lettura; nel film il regista gioca ancora di più sulla sua diversità, con l'opposizione di vestiario dei personaggi e il forte accento dialettale usato dall'attore Rupert Graves.
Lo stesso Maurice, all'inizio, lo considera poco più che un delinquente e lo guarda con sospetto dopo la notte che passano insieme.
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Sopra: Foto di Edward Carpenter e George Merrill Sotto: Alec Scudder (Rupert Graves) e Maurice Hall (James Wilby) nel film Maurice |
Nonostante questa "inferiorità" a livello culturale e sociale, il guardiacaccia si dimostra essere il baricentro morale dell'intera vicenda.
Alec è privo di tutte le sovrastutture e pregiudizi di cui Maurice e Clive sono "vittime" in quanto membri attivi della società vittoriana. Ama chi desidera senza vergogna (in una scena Maurice lo coglie in flagrante mentre è in compagnia di alcune donne), e giudica tutti con un metro morale che non distingue in base alla classe. Si mette senza problemi allo stesso livello di Maurice, trattandolo con familiarità, e dandogli quello che Clive non ha mai potuto dargli: una vicinanza non solo delle menti ma anche dei corpi. E alla fine, al momento della resa dei conti, Alec fa ciò che Clive non ha avuto il coraggio di fare: sacrificare la propria vita per amore dell'uomo.
I valori si rovesciano per l'ennesima volta: l'uomo più onorevole del romanzo è un semplice guardiacaccia, il più riprovevole un rispettabile gentleman. E alla fine Maurice, liberatosi dei suoi pregiudizi, preferisce rinunciare al proprio status sociale, abbandonando il mondo che Clive rappresenta, e diventare un signor nessuno. L'uomo più inetto diventa il più coraggioso.
IL LIETO FINE
E nonostante tutto ciò che ho già detto e tutto ciò che si potrebbe ancora dire su questo libro, credo che la vera portata rivoluzionaria di quest'opera stia soprattutto nel fatto che, già nel 1914, Forster stesse pensando ad un finale positivo.
In quegli anni, non solo i libri che trattavano l'argomento venivano spesso e volentieri censurati, ma gli stessi scrittori preferivano finali drammatici. La presa di coscienza, da parte di un membro della comunità LGBTQ+, di poter vivere una serena esistenza e anzi, di avere il sacrosanto diritto di viverla, è un fenomeno che appartiene più alla sensibilità moderna, che non a quella di inizio '900.
Ancora oggi è difficile trovare storie in cui ai personaggi omosessuali sia permesso di essere puramente, semplicemente felici. Forster rigetta la realtà storica per dare la felicità ai suoi protagonisti, rigetta il buon senso e il realismo e afferma convinto che «Maurice e Alec vagano ancor oggi nella macchia» (4).
Per questo credo che Maurice sia, pur avendo ancora caratteri decisamente retrogradi (ad esempio i commenti misogini che il protagonista rivolge alle sue sorelle e a sua madre), un romanzo a modo suo rivoluzionario e apripista.

Copertina del romanzo Maurice di E.M. Forster, editore Garzanti,
Collana "I grandi libri".
Fonti bibliografiche:
(1): FORSTER, E.M. Maurice, II edizione, Milano, Garzanti, 2016, p. 13
(2): Ivi, p. 14
(3): Edward Carpenter The Intermediate Sex, p.114
(4): cfr Nota 2
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