Sono passati 40 anni dalla scomparsa del cantautore crotonese che in soli 8 anni di carriera ha saputo cantare in tutte le sue sfaccettature l'Italia (o, come l'ha definita lui nella puntata del 30 ottobre 1978 della trasmissione Acquario di Maurizio Costanzo, l'Italietta). Rino Gaetano ha messo in musica la corruzione, i problemi del sud, l'emigrazione e i controsensi politici in tutta la loro ridicolaggine, perché “abbasso e alé con le canzoni senza fatti e soluzioni”.
Sempre nella sopraccitata puntata di Acquario, Maurizio Costanzo lo definisce “un cantautore che fa canzoncine ironiche, scherzose, scanzonate” e fa una battuta sugli elenchi di nomi presenti in Nun te reggae più, dicendogli che il prossimo passo sarebbe stato il mettere in musica le pagine gialle. Ma quelle di Rino non sono solo liste. La sua poetica è infatti molto legata al teatro, poiché Rino lo amò e studiò durante tutta la sua vita.
RINO E IL TEATRO
Il rapporto di Rino col teatro inizia nel 1971, quando lavora come fonico e come attore occasionale per la compagnia teatrale Il carro di Tespi di Carlo Allegrini. In questo periodo Rino entra in contatto con i testi di Beckett, Ionesco e Majakovskij, i quali diventeranno poi i suoi "maestri di poetica".
Nel '78, in un'ospitata a Discoring, (trasmissione condotta da Gianni Boncompagni), Rino è intervistato in merito alla canzone Gianna. Egli dichiara che il testo di Gianna «è un gioco nonsense di distruzione del testo. La distruzione del testo la faceva Ionesco, Majakovskij...» ma viene subito interrotto da Boncompagni che lo rimprovera dicendo che lui non farebbe «delle citazioni così imponenti». Di nuovo il lavoro di Rino viene sminuito e banalizzato a "pura canzoncina nonsense con parole scelte solo per fare rima". Mi chiedo quindi che direbbero adesso certi critici se sentissero le canzoni indie di oggi.
Rino intervistato da Gianni Boncompagni a Discoring
In un'altra intervista Rino Gaetano afferma che «Majakovskij ha inventato un po’ la distruzione della parola… Per sottolineare che la rivoluzione deve essere una rivoluzione anche nella parola stessa. Infatti la parola deve perdere il suo senso.»
Partendo da queste premesse si può quindi iniziare a capire su quali basi fosse fondata la sua poetica. Sicuramente nei suoi testi ci sono grandi influenze del potere dissacrante del teatro del Novecento: Rino usa il teatro per scrivere canzoni. Consapevole dell’assurdità della realtà e dell'impossibilità della comunicazione nel mondo moderno, in cui siamo tutti fratelli figli unici, il cantautore crotonese sceglie la strada della disgregazione della parola, poiché forse solo togliendo dalle parole il loro senso si può ottenere un "risultato" in questa realtà.
Nel dicembre del 1975 a Roma sarebbe dovuta andare in scena una commedia in due tempi scritta da Rino Gaetano, intitolata Ad esempio a me piace. Lo spettacolo doveva debuttare presso il Teatro Centrale durante la rassegna "Centrale bum bum". Purtroppo però alcuni problemi impediscono la sua presentazione al pubblico. In un'intervista Rino dichiara:
«Ho fatto per due anni teatro per le scuole, come attore, a contatto con i giovanissimi. Bellissimo. Ora, dall'8 al 15 dicembre di quest'anno, terrò uno spettacolo al Teatro Centrale di Roma. Reciterò un testo scritto da me e dal mio amico Bruno Franceschelli, e canterò le mie canzoni. Io credo nel teatro; il mio autore preferito è Ionesco.»
Rino parla ancora della sua esperienza teatrale in un'intervista del 3 novembre 1979 a Domenica in con Pippo Baudo. In questo contesto egli racconta di aver recitato come volpe in un tour di Pinocchio indirizzato ai bambini nelle scuole. Per gli adulti aveva invece interpretato il disturbatore nei poemi di Majakovskij e poi racconta di aver fatto un giro ETI nel quale vestiva i panni di Estragone da Aspettando Godot di Beckett.
Anche il look di Rino si ispira al teatro: col suo cilindro il cantautore vuole citare l'attore di varietà Ettore Petrolini e soprattutto il suo personaggio più famoso, Gastone. E proprio dalla battuta "Qual è la città più piena? Sto colma!", contenuta nella raccolta di Petrolini Ti è piaciato? Rino prende spunto per la sua canzone Stoccolma. Rino infatti ispira il suo modo di fare ironia e i suoi nonsense proprio a quelli dell'attore. D'altronde il cantautore l'ha detto: voleva diventare un "Petrolini rock". E ci è proprio riuscito.
Rino Gaetano nel 1978
STORIA E POLITICA NELLE CANZONI DI RINO
Nel 1973 ci fu una delle numerose guerre tra Israele e paesi arabi: la guerra del Kippur. La contesa durò un mese e terminò con la vittoria di Israele, superiore per armi, che occupò territori in Giordania, Siria e Libano. I paesi arabi, poiché Israele era stato aiutato dagli occidentali, per far pressione sull'occidente a favore della causa palestinese, decisero di ridurre l'esportazione del petrolio, facendone di conseguenza aumentare il prezzo. Ciò diede il via a una crisi generale negli anni seguenti, poiché i paesi occidentali dal petrolio ricavavano sia benzina sia materiali plastici ed era quindi per loro indispensabile. Dall'inverno del '73 vi fu un provvedimento del governo per cui ogni domenica in Italia non potevano circolare le auto: ha inizio l'Austerity.
Aumentando il prezzo del petrolio accrebbero anche gli introiti per gli emiri, i sultani e gli sceicchi dei paesi arabi, i quali non usarono questi soldi per il popolo ma per arricchirsi.
Ecco quindi che nel 1977 Rino Gaetano fa uscire Spendi spandi effendi, canzone proprio riferita a questo tema.
Particolarmente interessanti i versi:
"E senza benzina o gasolina
Soltanto un litro e in cambio ti do Cristina
Se vuoi la chiudo pure in monastero
Ma dammi un litro di oro nero
Ti sei fatto il palazzo sul Jumbo
Noi invece corriamo sempre appresso all'ambo
Ambo terno tombola e cinquina
Se vinco mi danno un litro di benzina"
Queste parole sono un ritratto lucido e spaventoso dell'Italia. Il protagonista della canzone pur di avere un po' di benzina è disposto non solo a "vendere" la sua donna ma perfino a chiuderla in un monastero, garantendone l'illibatezza. Mentre l'effendi si è arricchito poi, l'italiano spera ancora di farsi i soldi giocando a tombola.
Vale la pena guardare l'esibizione live di Spendi spandi effendi eseguita da Rino il 2 settembre 1977 presso il programma Auditorio A. Il cantautore, presentato da Gino Paoli entra in scena con un cappello da safari e una pompa di benzina.
Dello stesso anno è Aida. A giugno 1976 ricorrevano i trent'anni dal referendum tra monarchia e repubblica e quindi dalla nascita della repubblica italiana. Rino dunque ha l'idea di scrivere una canzone in cui si racconta la storia di questa nuova repubblica, partendo dal periodo del fascismo. Anche il titolo, Aida, tratto dall'omonima opera di Verdi, era stato un nome particolarmente diffuso durante il fascismo. In un'intervista infatti Rino dice che «Aida è un nome tipico italiano, perché rappresenta tutte quelle donne da settant'anni a questa parte, quindi la nonna, la mamma, la fidanzata, un'eventuale futura mia figlia. Sono tutte Aide, che hanno sofferto come forse ho sofferto io negli ultimi 28 anni e come ha sofferto mia madre negli ultimi anni.»
Durante un concerto del 1977 a San Cassiano, Rino presenta Aida dicendo:
«Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è Novecento di Bertolucci. Questo film era un po' la storia dell'Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell'Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po' dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida.»
Aida non è una canzone ironica ma è una grande opera poetica, colma di allegorie.
Nel 1978 Rino fa uscire uno dei suoi album più interessanti: Nun te reggae più.
Di questo album fa parte Fabbricando case. La canzone parla di un problema che in quel periodo riguardava soprattutto Roma. A quei tempi c'erano i palazzinari, personaggi che, un po' per corruzione e un po' perché la città si stava espandendo, costruivano senza scrupoli case che non rispettavano le misure di sicurezza: si svilupparono i cosiddetti "quartieri dormitorio". Queste case venivano finanziate dal comune ma i soldi spesi erano di molto superiori al valore effettivo di quei palazzi. "Sub-appalti e corruzione, bustarelle da un milione" canta Rino, ed effettivamente era questo il modus operandi dei palazzinari. Ma tanto non vi erano conseguenze effettive e per lavarti la coscienza basta che "dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare, spendi per opere assistenziali e per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà e puoi morire in odore di santità".
La canzone che da nome all'album, Nun te reggae più, è una delle più celebri del cantautore crotonese, ma anche una delle più coraggiose. Il titolo è un gioco di parole sul modo di dire romano "nun te reggo più". Rino dunque inizia a nominare tutto ciò che non sopporta più: "la castità, la verginità, la sposa in bianco, il maschio forte" e quindi tutte le convenzioni sociali, ma anche i partiti politici italiani e figure di spicco dell'Italietta, come gli Agnelli o Maurizio Costanzo. Nella canzone addirittura Rino imita i politici Berlinguer e Fanfani.
La struttura del finale è molto interessante. Rino canta:
"Mentre vedo tanta gente
che non c'ha l'acqua corrente
e non c'ha niente
ma chi me sente
ma chi me sente
E allora amore mio ti amo
che bella sei
vali per sei
ci giurerei"
Questo vuol dire che in Italia puoi lamentarti quanto vuoi, ma tanto nessuno ti ascolta, quindi tanto vale scrivere canzoni d'amore.
Rino canta Nun te reggae più al Festivalbar del 1978
UN CANTAUTORE RIVOLUZIONARIO
Rino è stato soprattutto un cantautore che non ha avuto paura di andare controcorrente.
Nel 1977 fa uscire Sei ottavi, una ballata medievale che racconta poeticamente una storia di autoerotismo femminile, tema ancora oggi non sdoganato. La canzone è un duetto con Marina Arcangeli.
Nel 1978 Rino partecipa a Sanremo con Gianna, canzone che consolida la sua fama. La Gianna del testo è una ragazza sessualmente emancipata: si tratta della prima volta che qualcuno dice la parola "sesso" a Sanremo. L'esibizione di Rino con I Pandemonium è un capolavoro. Egli entra in scena con un frac pieno di medaglie, un cappello a cilindro, una maglietta a righe, un papillon bianco, scarpe da ginnastica Mecap e un ukulele. A fine canzone Rino inizia a distribuire le medaglie. Tutto è una deliziosa presa in giro al festival.
Rino usa spesso nomi femminili come allegorie per parlare di problemi più grandi: egli è infatti molto affascinato dal punto di vista femminile. Gianna è in realtà ogni essere umano che sostiene le sue tesi e le sue illusioni; Berta, che fila con Mario e con Gino per poi dare alla luce un bambino che non è di nessuno dei due, è sia simbolo di una liberazione sessuale, sia una canzone che Rino dice dedicata ad Aldo Moro; il letto di Lucia nel quale si incontrano uomini di ogni ceto sociale è anch'esso una metafora.
Anche nelle ospitate in tv Rino è originale ma molto spesso non viene preso seriamente dagli intervistatori, che lo interrompono ogni volta che il cantautore vuole parlare della politica.
Negli ultimi anni di carriera Rino perde un po' della sua spontaneità, obbligato da contratto a fare album in un modo che non gli apparteneva. Le ultime testimonianze video infatti mostrano un ragazzo molto meno sorridente, più cupo.
La scomparsa prematura del cantautore crotonese in seguito a un incidente d'auto, non gli ha permesso di finire la sua "guerra". Guardando i testi dei suoi inediti possiamo solo immaginare che grandi canzoni avrebbe scritto. Particolare il fatto che una canzone che stava creando, La ballata di Renzo, descriveva per filo e per segno la sua morte, parlando dell'inefficienza degli ospedali romani.
Nel 2007 l'attore Paolo Rossi porta a Sanremo un inedito di Rino: In Italia si sta male (si sta bene anziché no). Il potere delle canzoni del ragazzo di Crotone è l'essere sempre attuali. Sono state scritte 40 anni fa eppure l'Italia non è cambiata: è rimasta la solita Italietta in cui non si riescono nemmeno a fare gli scandali seri.
E non è un caso se l'anno passato, sui balconi gli italiani cantavano Il cielo è sempre più blu. Negli ultimi anni è stato riconosciuto il genio di Rino: le sue canzoni servono forse oggi più di ieri. In un mondo di fratelli figli unici, con al governo ancora "ministri scalda poltrone" non dobbiamo temere di prendere il "109 per la rivoluzione".
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