70 anni del romanzo che uccise Lennon

Di Silvia Strambi

TRIGGER WARNING: omicidio, sparatoria, serial killer, misoginia

Copertina dell'album Season of glass di Yoko Ono, con gli occhiali insanguinati del marito John Lennon

8 dicembre 1980, ore 22:52. Siamo all'ingresso del Dakota Building, uno dei più famosi ed esclusivi edifici residenziali di New York. Il Dakota, di cui nel '68 il regista Roman Polański riprese gli esterni per il suo film Rosemary's Baby, è stato casa di innumerevoli personaggi di spicco. Tra questi, John Lennon, ex cantante della band Beatles.
Lennon sta uscendo dall'hotel con la moglie, Yoko Ono, quando qualcuno, alle sue spalle, lo chiama. "Ehi, Mr Lennon!"
E poi gli spara.
John Lennon fa qualche passo, mormora due volte "Mi hanno sparato", poi crolla a terra. 
Morirà 20 minuti dopo.

L'uomo che gli ha sparato si chiama Mark David Chapman, un suo fan che è rimasto appostato davanti alla residenza per 4 ore. Qualche ora prima, alla presenza di altri appassionati, Chapman si era fatto autografare l'ultimo album di Lennon, Double Fantasy. Il momento è stato catturato da Paul Goresh, che allora non sapeva di star fotografando il cantante col suo assassino. 
Dopo aver compiuto l'atto nefando, Chapman agisce con estrema calma. Lascia che il concierge della residenza lo disarmi, si toglie la giacca per mostrare che non ha altre armi con sé, risponde con calma allo stesso concierge che gli domanda se si rende conto di cosa ha appena fatto... Poi si siede sul marciapiede e attende l'arrivo della polizia leggendo Il giovane Holden.

Foto di Paul Goresh, John Lennon fa un autografo a Mark Chapman

16 luglio 1951: in America esce Il giovane Holden (n.d.R: in originale The Catcher in the Rye, intraducibile in italiano). Compie oggi 70 anni uno dei classici della letteratura americana. Tuttora amato (e odiato) da moltissimi lettori, il libro si è guadagnato col tempo la nomea di cult. Ha ispirato un'infinità di opere "figlie" e di artisti che lo hanno elogiato ed omaggiato attraverso il loro lavoro.
Oggi è spesso tra i libri inseriti nelle liste di letture obbligatorie per gli studenti. 

Al contrario, ai tempi della sua uscita causò un certo scandalo. Questo a causa della trattazione di temi forti come il sesso in età adolescenziale, il linguaggio informale che sfocia nel volgare e la presenza di alcune situazioni "scandalose". Nonostante ciò già allora si guadagnò, assieme alla disapprovazione delle vecchie generazioni, l'amore dei giovani, che finalmente vedevano rappresentato il loro disagio nel personaggio del protagonista Holden Caulfield. 

Un disagio che ancora nessuno (o quasi nessuno) era riuscito a catturare, limitandosi a trattare con condiscendenza la "gioventù bruciata" degli anni 50. Il film con protagonista James Dean sarebbe uscito quattro anni dopo, dando agli adolescenti un nuovo modello nel personaggio interpretato dall'attore prematuramente scomparso. 
I protagonisti della vicenda, come l'Holden Caulfield di Salinger, sono adolescenti anti sociali che non rispondono all'autorità genitoriale, incapaci di comunicare con le figure che dovrebbero essere per loro di riferimento.
Non per nulla, anche in questo caso, la reazione dei giovani fu diametralmente opposta a quella dei critici più anziani: definito «violent, brutal and disturbing» da Bosley Crowther sul New York Times, il film fu considerato troppo degradante per la maniera in cui rappresentava gli adulti e le figure di potere come incompetenti (Jack Moffitt, The Hollywood Reporter). Fu addirittura vietato in alcuni paesi per paura che alimentasse la delinquenza giovanile. 

Da Gioventù bruciata (1955), da destra Judy (Natalie Woods), Jim (James Dean) e Plato (Sal Mineo)

Questi due casi non saranno i primi e non saranno gli ultimi in cui un prodotto mediatico verrà preso di mira come denominatore comune di crimini, specialmente tra i più giovani. Una volta il rock era la musica del demonio, poi sostituita dall'heavy metal. Quando la tecnologia si è evoluta la televisione è stata accusata di minare le menti dei giovani. Anni dopo l'accusa sarebbe passata ai videogiochi. Oggi la colpa è di quei 'maledetti cellulari'.

Che i media poi spesso marcino sul tentativo di ridurre semplicisticamente, per accaparrarsi più audience, un disagio generale di cui certamente le cause sono molto più complesse, è un dato di fatto.
Basti ricordare la reazione successiva al massacro alla Columbine High School, compiuto da due studenti. Ai tempi del fatto si insistette molto sulla musica ascoltata dai perpetratori, senza sottolineare particolarmente le loro convinzioni neonaziste. 

Anche solo il titolo di questo articolo, d'altronde, si basa sulla stessa logica: '70 anni de Il giovane Holden' è un titolo onesto che però manca di mordente; '70 anni del romanzo che uccise Lennon', invece, risveglia il nostro istinto più primordiale e più interessato alle brutture del mondo. Perché checché ne dicano tutte le Helen Lovejoy del mondo, con i loro «qualcuno pensi ai bambini!», a noi il crimine, specialmente il real crime, piace, e anche tanto.
Basterebbe citare tutti i programmi ispirati a storie di cronaca nera che la TV trasmette a piè sospinto a tutte le ore del giorno. Basterebbe pensare ai casi in cui la letteratura o il cinema si sono ispirati a serial killer famosi. La storia del solo Ed Gein (sconsigliamo la ricerca del nome ai più deboli di cuore) ha dato vita a ben 3 villain iconici: Norman Bates in Psycho, Buffalo Bill ne Il silenzio degli innocenti, Leatherface in Non aprite quella porta. Potremmo anche citare tutti i film horror 'tratti da una storia vera' usciti negli ultimi anni, ad esempio la saga di The Conjuring

Norman Bates in Psycho (1960)

Ma raramente ci siamo mai trovati di fronte a un fatto così singolare come quello di Mark Chapman: un'occasione di vedere quale forma d'arte ispiri un assassino. 

Ancora più singolare se si pensa in primis al fatto che, al contrario dei media da me finora citati, non c'è nulla di orrorifico ne Il giovane Holden. In secondo luogo, nelle sue quasi 250 pagine, il libro non incita alla violenza i suoi lettori. 
Viene da chiedersi cosa Chapman abbia trovato in questo adolescente ribelle, a tal punto da credere di esserne la reincarnazione. 

Ovviamente è riduttivo credere che questo libro sia stata l'unica influenza per l'uomo, tra evidenti disturbi mentali, un'ossessione per i Beatles e il proprio radicalismo religioso. A detta di Chapman stesso (che comunque nel corso degli anni ha fatto commenti contrastanti sulla vicenda) la spinta più forte fu un commento di Lennon, che aveva affermato che i Beatles erano "più popolari di Gesù". Non solo questo, sembrava anche molto arrabbiato a causa dello stile di vita che il cantante conduceva, in completo contrasto con ciò che predicava nelle sue canzoni sulla fratellanza e l'uguaglianza. Alcuni ipotizzano anche che l'omicidio sia stato motivato da un mero desiderio di essere conosciuto, tanto che Lennon era solo una delle possibili vittime che aveva preso in considerazione per il delitto. 

Jared Leto nei panni di Mark Chapman in Chapter 27 (2007)

Tuttavia l'omicidio Lennon non è un caso isolato.
Il 30 marzo 1981 John Hinckley Jr. tentò di assassinare l'allora presidente Ronald Reagan, di nuovo sparandogli. L'attentato non andò a buon fine, il presidente si salvò pur essendo rimasto ferito da un proiettile. La camera d'hotel di Hinckley fu esaminata e, tra i libri che aveva con sé, fu trovata anche una copia del Giovane Holden. Il criminale ammise poi di essere un "ammiratore" di Chapman.
Il 18 luglio 1989, Robert John Bardo, un diciannovenne che per tre anni aveva stalkerato la modella Rebecca Schaeffer, la uccise nella sua stessa casa. A detta di Bardo il suo portare con sé il libro era stata una coincidenza, non un tentativo di emulare l'omicidio Lennon. Una coincidenza decisamente inquietante, se la cosa non era davvero intenzionale: un'altra celebrità uccisa brutalmente a colpi di pistola, un'altra volta Il giovane Holden.

Dunque, cosa c'è di tanto conturbante in questo libro? 
Come ho già accennato il protagonista dimostra un atteggiamento anti sociale, di opposizione alle norme del vivere comune e di malessere nel sottostare alle regole di questo stile di vita. 
Un'asocialità che il protagonista condivideva col suo creatore: dopo aver scritto la sua opera magna (oltre che suo primo romanzo) Salinger si sarebbe limitato a pubblicare raccolte dei suoi racconti. Scomparì poi definitivamente dall'attenzione pubblica scrivendo per sé stesso e vivendo in isolamento con la moglie e la figlia (e le occasionali amanti). A questo atteggiamento si accompagnò sempre una forte protezione nei riguardi delle sue opere: finché fu in vita Salinger non permise mai che Il giovane Holden venisse trasposto al cinema, anche a causa del disprezzo che nutriva per il mondo dello spettacolo.
Tutte queste caratteristiche vengono prese in giro nella serie animata Bojack Horseman, in cui lo scrittore viene tirato fuori dall'isolamento e diventa autore di uno scialbo programma televisivo.

J.D. Salinger e Princess Caroline in Bojack Horseman

Un atteggiamento, quello di Holden (e di Salinger) che ricorda una certa categoria di persone, specialmente maschi eterosessuali, che popola Internet: gli incel. Con questo termine si indicano uomini che ritengono di non riuscire a trovare un partner perché non abbastanza attraenti (incel sta per involuntary celibate, ovvero "celibe involontario"). Basterebbe questa premessa a far accapponare la pelle ad alcuni lettori, dal momento che il pensiero di fondo è quello che il sesso sia quasi dovuto dal genere femminile, oltre al fatto che questo sistema spinge i maschi a ritenersi di successo solo se hanno una vita sessuale attiva. Tuttavia spenderò altre due parole su questi individui per rendere più palese il mio collegamento.

Agli incel spesso si attribuiscono atteggiamenti quali misoginia (nei loro forum si riferiscono alle femmine col termine "Non Persone"), razzismo e generico estremismo. In loro riscontriamo, come accade per ogni forma di discriminazione, una percepita superiorità rispetto al resto del mondo, a cui attribuiscono tutti i loro problemi. Ovviamente dietro a questo sentimento si nasconde in realtà una forte frustrazione. Inoltre questi individui tendono a rinchiudersi in spazi selezionati sulla rete per non doversi confrontare con opinioni diverse. E anche gli incel, purtroppo, talora sfogano il loro inappagamento nel mondo reale, diventando protagonisti di crimini.

Citerò solo un caso recente, guarda caso avvenuto in Italia: l'omicidio, da parte di un giovane ventunenne leccese, di una coppia di fidanzati nel 2020. La giustificazione dell'assassino? A detta sua i due erano "troppo felici". Nel suo diario sono state trovate pagine in cui esprimeva rabbia verso gli uomini sessualmente di successo e verso il genere femminile. Non si sono trovate connessioni ufficiali tra il giovane e le comunità degli incel online (almeno, questo è ciò che posso recuperare con la mia umile ricerca), però la mentalità di fondo è quella.

C'è da specificare che nonostante l'atteggiamento dismissivo delle regole del vivere comune Holden non dimostra mai di sentirsi superiore a quella società che critica. Piuttosto la sua è la voce di un ragazzo che cerca il suo posto nel mondo, non che lo rigetta automaticamente, ma che dal mondo si sente rifiutato. Il suo è un malessere, non una condizione che esalta, tanto che recentemente alcuni studiosi hanno ipotizzato che il suo disagio nascesse dalla depressione. Tuttavia è possibile che, in certe categorie di persone, il suo modo di fare venga letto invece proprio come forma di sfida, di superiorità morale e sociale rispetto all' "altro" e che la sua reclusione venga vista come positiva e anzi, inevitabile. Oltre a ciò, pur non incitando direttamente alla violenza, il romanzo raccoglie comunque tutte le riflessioni di Holden, e alcune volgono decisamente verso pensieri di distruzione. 

Ne ha raccolte diverse il drammaturgo John Guare. Nel suo spettacolo Sei gradi di separazione (e nel film che ne è stato tratto) uno dei personaggi, un truffatore di nome Paul, parla di come ascoltare di tutti i crimini collegati al Giovane Holden lo abbia spinto a rileggerlo. Le motivazioni di Paul sono simili alle mie: si chiede «perché quella bellissima storia, commovente e delicata, pubblicata nel luglio del 1951, si fosse trasformata in un manifesto dell'odio». Dopo aver citato alcuni passaggi suggestivi, Paul dà la sua analisi finale, assolutamente impietosa: «È una storia toccante e comica, perché il ragazzo vorrebbe fare moltissimo e non riesce a fare un bel niente. Odia ogni forma di falsità e non fa che men­tire a chiunque. Vuole piacere a tutti, e riesce solo a esse­re odioso, tutto preso da sé. In altre parole, un'immagi­ne piuttosto accurata di un adolescente maschio.»
E una lettura perfetta per qualsiasi incel leone da tastiera, aggiungo io.

Scena dal film 6 gradi di separazione (1993)

Forse Mark Chapman non avrebbe mai premuto il grilletto, senza aver letto Il giovane Holden. Forse il libro non era neppure particolarmente importante, tra tutti quelli che John Hinckley, Jr. aveva portato con sé (anzi, pare che effettivamente sia stata un'influenza minore). Forse Robert Bardo portò davvero una copia del libro solo per puro caso sul luogo del suo delitto. Forse non avremo mai risposte certe a queste domande.

Forse, però, qualcuno avrebbe dovuto far notare a Chapman che il romanzo non termina con Holden che si allontana per sempre dalla società, ma con Holden che, felice, osserva sua sorella su una giostra. 

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