Woody Guthrie: una rivoluzione nata da una chitarra

Di Vincenzo Reina

Era il 14 luglio 1912 quando in Okemah, piccola città dell’Oklahoma, nasceva Woodrow Wilson Guthrie, destinato a diventare il futuro padre della scena folk americana novecentesca.

Fin da subito, il piccolo Woody non ebbe una vita facile, la prima guerra mondiale era alle porte e la sua famiglia per una serie di disgrazie ed incidenti domestici, tra cui la loro casa che andò a fuoco, si decimò negli anni a seguire.

Woody inizia a viaggiare, imbraccia una chitarra e soffiando su un’armonica comunica con il prossimo, raccontando la sua storia e la storia delle persone che incontra lungo la strada: canta del popolo americano e delle difficoltà nella sopravvivenza. Come descrive nella sua autobiografia, Bound for Glory, pubblicata nel 1943: «Scrivo le cose che vedo, le cose che ho visto, le cose che spero di vedere da qualche parte, in un posto lontano».

La sua spontaneità e la capacità di riversare il suo stato d’animo all’interno delle canzoni spinse numerose persone a seguire il giovane cantautore, tra i quali diversi pilastri della musica folk e blues americana, come Pete Seeger e Cisco Houston, e poi, qualche decennio dopo Johnny Cash, Joan Baez,  Bob Dylan e Bruce Springsteen. 

Con una forte impronta socialista continuava a viaggiare, a piedi, o nascosto sui vagoni merci che oltrepassavano le frontiere. Sua unica arma era la sua amata chitarra, che imbracciata verso il popolo diffondeva messaggi di speranza e coraggio, libertà e voglia di ricostruire un paese sfiancato dal suprematismo e dalla corruzione. This machine kills fascists, recitava l’iconica targa appesa alla cassa del suo strumento musicale.


Scrisse circa 3000 brani, tra cui è opportuno menzionare: Don’t kill my baby and my son, Tear the fascists down e infine la celebre This land is your land. «The gratest song ever written about America» annunciava Bruce Springsteen prima di eseguirla al Memorial Coliseum di Los Angeles il 30 settembre 1985, in occasione del Born in the USA tour.



Si tratta della canzone che meglio esprime le idee genuine di Guthrie, invita gli ascoltatori a condividere la bellezza del proprio paese. «Questa terra è la tua terra, è stata creata per noi», recita il brano, anche se il significato più profondo denigra la disuguaglianza tra le classi sociali e l’eccessiva privatizzazione degli Stati Uniti d’America. Il testo, scritto nel 1940 ma pubblicato nel 1945, ha subito una “censura”, effettuata dallo stesso autore, di due strofe ritenute troppo sovversive considerando il periodo delicato della fine della seconda guerra mondiale. Ovviamente le sue idee crearono diverse tensioni nell’ambiente politico, aggiungendolo alla lista nera del maccartismo con consecutive persecuzioni.


In quegli anni gli venne diagnosticata la malattia di Huntington, sindrome neurodegenerativa ereditata dalla madre, costringendolo in un ospedale psichiatrico fino alla morte, 3 ottobre 1967, aveva  55 anni.

Durante il ricovero era solito fargli visita un giovanissimo Bob Dylan, al quale lasciò la sua enorme eredità intellettuale. Egli dedicò al suo maestro, nel 1962, Song to Woody, un riadattamento di 1913 Massacre di Guthrie stesso, con l’intento di ringraziarlo dei preziosi consigli ricevuti e per la rilevanza che le sue canzoni hanno avuto per gli USA e non solo.

Woody Guthrie ha avuto il coraggio di sovvertire con la sua chitarra ogni sorta di discriminazione e sfruttamento verso i deboli. Ha riscritto la storia del folk e l’importanza che una canzone possa assumere all’interno di una società. Concludo con una dedica espressa da Dylan: «Le sue canzoni contenevano un’infinita spolverata di umanità… Guthrie rappresentava la vera voce dello spirito americano. E mi dissi, diventerò il suo più grande discepolo». E infatti nel 2016 Bob Dylan venne premiato con il Nobel per la letteratura, per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana.



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