Cinema e saghe 2. Star Wars

Di Davide Gravina

Tutti conoscono Star Wars: le tre trilogie, i due spin-off, il merchandising, le serie animate e in live action, i videogiochi, i fumetti, i Jedi, le spade laser ecc. Star Wars non è, solamente, una saga cinematografica, ma un mondo a sé, costruito e forgiato nel corso degli anni a partire da quel genio del marketing che risponde al nome di George Lucas. La saga, quindi, è senza dubbio una fonte inesauribile di ricchezza. Questo abnorme successo commerciale e mediatico rischia, però, di distogliere l’attenzione da ciò che la saga ha portato, nel bene e nel male, non all’interno del mondo della cultura di massa, ma in quello della settima arte. I risultati degli undici film che in questo articolo prendiamo in considerazione (i nove film della saga ufficiale, più i due spin off cinematografici) sono alterni, con alti molto alti e bassi che raschiano il fondo della decenza.

Entriamo, quindi, all’interno di questo noto e celebrato mondo fantascientifico attraverso la consueta Tier List.


Categoria F

Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma


George Lucas torna dietro la macchina da presa ventidue anni dopo il celeberrimo Guerre stellari e sedici anni dopo la conclusione della prima trilogia: il film, dunque, godeva di aspettative mai tanto elevate nella storia del cinema d’intrattenimento statunitense. La minaccia fantasma riesce nell’impresa, secondo chi scrive, di disattenderle tutte: Liam Neeson è l’irritante maestro di un noioso Obi Wan-Kenobi; Anakin Skywalker, interpretato dal quasi esordiente Jack Lloyd, è un bimbo troppo in gamba per la sua età, saccente e sgradevole; la computer grafica mangia, anzi divora, ogni singola scena d’azione (problema che ritroveremo anche in alcuni film successivi) e, per concludere, l’opera si arena nel pianeta Naboo per la quasi interezza della sua durata alla ricerca di una non riuscita grandiosità che cela un inutile e pretenzioso perbenismo.


Categoria E

Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni

Il quinto film della saga, uscito nel 2002, è diretto dal demiurgo della stessa, George Lucas. Il regista statunitense, però, pare essersi scordato l’inventiva, l’ingegno, la fantasia creatrice dell’opera prima del franchise, dando vita, quindi, a un film dipendente, ancora una volta, dalla tecnologia digitale, scialbo nelle sue a dir poco banali sottotrame politiche e caratterizzato da squallide e insignificanti interpretazioni, anche da parte di attori di primo livello come Natalie Portman e Samuel L. Jackson.


Star Wars: L'ascesa di Skywalker

Dopo aver diretto Star Wars: Il risveglio della forza, J. J. Abrams realizza quello che è, a oggi, l’ultimo film della saga. Purtroppo, però, ci troviamo di fronte, fatta la tara di alcune scene d’azione girate con indubbia tecnica, alla peggior chiusura che la nuova trilogia potesse avere: la presenza di Palpatine è tanto stupida quanto ingiustificata; anche i persistenti e ostinati combattimenti, che riducono i personaggi a mere e stupide figure macchiettistiche, delle quali permane soltanto l’enigmaticità di Adam Driver, risultano spesso infondati, facendo così dell’illogicità l’asse portante dell’opera.


Categoria D

Solo: A Star Wars Story

Ron Howard dirige il secondo film della serie Star Wars Anthology, serie di spin-off dedicati alla saga, dopo Rogue One: A Star Wars Story. Il film focalizza la sua attenzione su uno dei due personaggi più conosciuti e celebrati della saga (si gioca il primato con Darth Vader): Ian Solo. Lo spirito del ribelle, ironico e ostinato pilota, qui interpretato da Alden Ehrenreich, è però appena abbozzato e la regia, seppur positiva, unita a una sceneggiatura di poco conto, che non offre alcuno spunto di riflessione, danno vita a un film smaccatamente ordinario, sin da subito dimenticabile.


Categoria C

Star Wars: Il risveglio della Forza

J. J. Abrams riprende la saga dieci anni dopo Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith. Al contrario, però, di ciò che fece Lucas con la sua stessa creazione, ovvero indagare gli avvenimenti accaduti prima delle avventure di Luke, Ian e Leila, J. J. accetta la sfida di narrare un nuova storia, con diversi personaggi e inediti propositi, per i quali va apprezzato il coraggio di mettere in discussione un mondo che ha fatto la storia del cinema. L’opera è, però, riuscita a metà: se Kylo Ren e Rey sono protagonisti convincenti (lo saranno ancor di più nel film successivo), il film pecca, troppo spesso, di poca personalità: non si contano più le numerose scene e gli innumerevoli elementi dai quali riecheggia fan service e poco altro. Un inizio, tutto sommato, riuscito, soprattutto nel dare il via a uno degli episodi maggiormente riusciti dell’intero franchise.


Categoria B

Star Wars: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi

Il quasi del tutto sconosciuto regista Richard Marquand sarà riuscito nell’impresa di realizzare un capitolo conclusivo della trilogia originale degna dei precedenti due film? La risposta è ambigua: il film è di indubbio valore, i personaggi sono oramai rodati e perdono poco della loro disinvoltura e spontaneità, rimanendo dunque sinceri e genuini e le scene di azione sono al solito spettacolari (si vedano quelle del sarlaac o il duello finale tra Luke e suo padre Darth Vader). Sembra, però, si sia persa l’iniziale originalità: i due film che lo precedono erano già allora stati acclamati come potenziali turning point per la storia del cinema d’intrattenimento, e questo capitolo conclusivo non è riuscito a reinventare il materiale che, a quanto pare, aveva già raggiunto il massimo dell’espressione artistica e immaginativa nella pellicole antecedenti.


Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith

Il film, uscito nel 2005, scritto e diretto da Lucas, è il sesto in ordine di produzione e costituisce l'ultimo episodio della trilogia prequel. Il film segue, quindi, i disastrosi Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma e Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni: riuscire a risollevare le sorti della saga con un capitolo conclusivo era una sfida pressoché impossibile. Lucas non compie il miracolo, ma fa un ottimo lavoro: Anakin Skywalker (Hayden Christensen) non è mai stato tanto cattivo ed è sempre più consapevole del suo potere, Palpatine è adamantino nella sua malvagità, il giovane Obi Wan-Kenobi (Ewan McGregor) è combattuto tra i sensi di colpa e quelli d’impotenza. Lucas porta quindi a casa un film più che decoroso, soprattutto considerando le premesse di cui sopra, sugellato dalla nascita/creazione, da brividi, di Frankensteiniana memoria, di Darth Vader.


Categoria A

Star Wars: Episodio IV - Una nuova speranza

Il capostipite. Il film fa parte della storia della settima arte, è entrato nel cuore di milioni di persone, ha inventato un nuovo mondo, ha messo in scena personaggi memorabili e scene d’azione mai viste prima: è entrato nella storia della cultura del XX secolo. George Lucas ha ripreso un modo di fare cinema non più consueto all’epoca (siamo nella New Hollywood, coevi del film sono opere quali Io e Annie di Allen o Eraserhead di Lynch) e lo ha inserito nel nuovo mondo fantascientifico da lui creato: una forte narrazione senza troppe ambiguità, personaggi ben delineati e fortemente empatici, grande tempismo comico (le figure di C-3PO e R2-D2 chiarificano questo concetto), pungente ironia (riferimento, ovviamente, va a Ian Solo), lotta tra il bene e il male precisamente definita. A tutto questo vanno aggiunti i mirabolanti effetti speciali, spartiacque all’epoca, che danno vita a sequenze di guerra fantascientifica mai neanche immaginate. La leggenda Star Wars nasce da qui.


Rogue One: A Star Wars Story

Il film, uscito nel 2016 e diretto da Gareth Edwards (è suo Godzilla del 2014), è il primo della serie Star Wars Anthology. L’attesa, rispetto alle opere facenti della saga ufficiale, è diversa: è possibile realizzare uno spin off al cinema della leggendaria saga? Sì, Edwards lo ha dimostrato. Il film è ambientato poco prima degli eventi del capostipite Una nuova speranza: la collocazione temporale è quindi assimilabile a quella della nuova trilogia: se, però, i primi due film di suddetta trilogia trovano nel confronto con il passato il loro più grande ostacolo, Edwards sfida questo passato. No Jedi, no spade laser, no Luke o Ian Solo: un vero film di guerra, girato tanto nello spazio quanto nelle fetide, sporche e soffocanti terre che i Jedi e la speranza hanno abbandonato. Piccola nota a margine: menzione per l’unica scena in cui compare una spada laser, quella di Darth Vader, perfettamente inserita all’interno del contesto narrativo (non come i momenti più bui di inutile fan service ne Il risveglio della forza o L’ascesa di Skywalker).


Star Wars: Gli ultimi Jedi

Se la riuscita del film appena precedente Gli ultimi Jedi, Rogue One, era in principal modo basata sulla sua inedita e sbalorditiva originalità, la forza del film diretto da Rian Johnson, capitolo centrale della nuova trilogia, risiede nella sua capacità di dialogare con il passato reinventando i canoni che hanno fatto di Una nuova speranza quello che è oggi: la narrazione non è più linearmente prevedibile (nel senso non denigratorio del termine), i protagonisti non sono più chiaramente delineati ed etichettabili nella sfera del bene o del male, ma sono persone vere, sfaccettate e ambigue, misteriose e sfuggenti (e questo è messo in risalto nelle quasi oniriche scene di dialogo e lotta a distanza tra Rey e Kylo Ren, uno dei personaggi maggiormente riusciti dell’intera saga); allo stesso tempo, però, permangono i siparietti comici, che non scadono mai in banale e sciatta ironia ma sono sempre aderenti al contesto narrativo e sociale in cui i personaggi si ritrovano, e non mancano eccezionali sequenze spaziali: una in special modo, quando l’incrociatore della Resistenza taglia in due l’ammiraglia del Primo Ordine, girata con colori glaciali e senza alcun suono a rovinare la spietata bellezza delle immagini, emerge come una delle migliori sequenze di fantascienza degli ultimi trent’anni.


Categoria S

Star Wars: Episodio V - L'Impero colpisce ancora

Il miglior film della saga. L’opera, uscita nel 1980 e diretta dal poco conosciuto Irvin Kershner, eredita tutto ciò che il film precedente Una nuova speranza aveva riadattato al cinema di fine anni '70 e lo sublima, trasportando tali elementi in un mondo più cupo e malvagio, più tetro e sinistro: il maturato e attento Luke deve allenarsi con Yoda, figura ironica, potente e dominante e non più solo utopica o sognata, mentre lo scanzonato Ian, la diligente Leila e il simpatico Chewbecca devono affrontare l’Impero, chiaro riferimento al popolo e alle autorità nazista di quarant’anni prima. Il ritmo si fa frenetico e l’azione giova di questo montaggio convulso e, allo stesso tempo, calibrato dal quale affiora, in special modo, un combattuto Darth Vader, villain per eccellenza. Che dire, poi, di Ian Solo nella grafite o di «Io sono tuo padre»? Se da Una nuova speranza nasce la leggenda, L’impero colpisce ancora è leggenda.

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